Pamukkale Hierapolis e Laodicea

Ci sono dei posti simbolici che rappresentano un intero paese.

Pamukkale Hierapolis e Laodicea

La Turchia ne ha molti, e molti sono sui depliant turistici: visitare Aya Sofya o il palazzo di Topkapi a Istanbul, volare in una mongolfiera in Cappadocia o su un parapendìo a Ölüdeniz, assistere alla danza dei dervisci rotanti o scalare il monte Nemrut, sono tutte esperienze che danno un significato indimenticabile ad un viaggio in Turchia.

 E su tutti i depliant turistici del Paese, non manca mai la foto di un posto ancora più irreale della Cappadocia: Pamukkale, il Castello di Cotòne, in provincia di Denizli.

Il “Castello” è il risultato di dell’azione di sorgenti di acqua termale  nel corso dei millenni.

L’acqua  delle sorgenti, riscaldata da fenòmeni di vulcanésimo secondario, è sàtura di calcàre e ricca di anidride carbonica.

Quando sgorga in superficie, l’anidride carbonica evàpora e l’acqua si raffredda: il risultato è che i minerali calcàrei disciolti nell’acqua si solidificano e formano incrostazioni.

L’effetto è stupefacente: intorno ad ogni sorgente il calcàre accumulato forma una vasca naturale, e l’acqua che trabòcca depòsita altro calcare lungo il bordo. Le vasche sono su tanti livelli e da lontano il “Castello di Cotòne” appare come una cascàta pietrificata nel marmo.

In realtà la roccia che forma la cascàta non è marmo, ma travertìno, simile al marmo perché sempre a base di calcàre, ma molto più resistente.

Ai turisti è permesso nuotare in alcune delle vasche, avvicinandosi a piedi scalzi per non rovinare la struttura. Una volta in superificie, l’acqua si raffredda velocemente: il bagno nelle vasche del “Castello di Cotòne” è possibile solo per sei mesi all’anno, ma è un’esperienza indimenticabile.

Ci sono pochissimi posti al mondo che possono vantare uno spettacolo simile, ma Pamukkale è di gran lunga il più famoso e quello con le cascàte più grandi.

La sua fama dura da molto tempo: il posto diventò famoso già nell’antichità e per diversi  motivi.

L’antica città di Hierapolis fu costruita proprio accanto alle sorgenti termali, e divenne ben presto ricca e fiorente. Il segreto della sua ricchezza era probabilmente nella terra estremamente fertile  e la posizione nel retroterra della costa, perfetto per commerciare tra i porti dell’Egeo e l’entroterra anatolìco.

La ricchezza permise a Hierapolis di risollevarsi da guerre e terremoti, e le sorgenti termali resero i suoi dottori famosi per le cure che sapevano amministrare.

Ma il posto era anche famoso per un altro motivo, molto più inquietante.

I tanti turisti che oggi visitano Hierapolis sono incuriositi dal cosiddetto “Plutonium”, il tempio al dio degli Ínferi, Plutòne. Molti secoli fa, altri turisti venivano a visitare questo tempio, in cerca di risposte.

Gli antichi credevano che una grotta alla base di Pamukkale fosse la porta di accesso al mondo sotterraneo e all’oltretomba.

Dalla grotta, come dalle sorgenti, si sprigionàvano emissioni tossiche di anidride carbonica e qualsiasi animale entrasse nella grotta moriva asfissiato.

I sacerdoti di Plutòne sacrificàvano nella grotta animali offerti dagli adoratori del dio e in cambio pronunciàvano oràcoli per predire il loro futuro: sembra che le offerte agli oràcoli rendessèro i sacerdoti molto ricchi.

La località dell grotta fu riscoperta dalla missione archeologica italiana, che scavava a Hierapolis in séguito ad accordi con il governo turco.

Nel duemilatredici la grotta fu esplorata e descritta dal professor D’Andria, dell’Università del Salento, e diventò famosa, con i giornali che la chiamarono “la porta dell’inferno.”

Una definizione incorretta, perché “Ínferi” per gli antichi significava semplicemente “mondo inferiòre” e “pluto”, il nome dato al dio Ade, significava “il ricco”, per tutte le ricchezze nascoste nelle miniere.

Un nome ancora adatto, per la ricchezza culturale del sito. La bellezza e il fascino del Castello di Cotòne e delle splendide rovine di Hierapolis attirano visitatori da tutto il mondo e in tutte le stagioni.

Se in estate è possibile nuotare nelle vasche naturali aperte ai visitatori, una visita invernale a Pamukkale non delude mai: non c’è l’affollamento estìvo ed è possibile scattare foto spettacolari delle vasche che “fumano” a causa della condensazione.

Ma è un evento raro, dato che nella provincia di Denizli anche d’inverno le temperature non sono mai molto basse. L’inverno del 2012 fu però un caso eccezionale, e il “Castello di Cotòne” non fu solo “bianco come la neve” ma bianco DI neve!

L’unicità e la ricchezza del sito furono riconosciute dall’UNESCO e nel 1988 Pamukkale e Hierapolis sono diventate Patrimonio dell’Umanità.

Una delle scoperte archeologiche che rendono unica la zona, testimonia un progresso che in altre zone del mondo sarebbe arrivato molto più tardi.

Su un sarcofago della necropoli di Hierapolis è stato trovato un bassorilievo che raffigùra il meccanismo di un mulino ad acqua. E’ la più antica descrizione conosciuta del sistema di biella e manovella, che sarebbe diventato una componente fondamentale delle macchine a vapore.

A meno di dieci kilometri, i visitatori che non si fermino al “Castello di Cotone” e alle rovine di Hierapolis, possono trovare un’altra meraviglia dell’ingegneria antica, tra i resti della città di Laodicèa.

Il sito può vantàre una testimonianza unica delle capacità degli ingegneri idraulici di questa zona dell’Impero Romano: un acquedotto romano che non si basava sulla pendenza per far giungere l’acqua alla città.

Impiegava invece un ingegnoso sistema di sifoni e cisterne che dava all’acqua la pressione sufficiente a risalire l’altura su cui sorgeva Laodicea.

Anche quest’acqua era carica di calcàre e infatti molte delle arcate sono coperte di incrostazioni come le vasche di Pamukkale.

L’acqua proveniva infatti da sorgenti termali molto simili a quelle del “Castello di Cotòne” e arrivava alla città ancora abbastanza tiepida da rifornire le Terme, tipiche di ogni città romana.

Il sito archeologico è abbastanza ben conservato da testimoniare lo splendore della città. Oltre alle terme, poteva vantare uno stadio e due teatri che potevano ospitare oltre quindicimila spettatori l’uno. Da uno dei due teatri si possono vedere Hierapolis e le rocce bianche delle vasche di Pamukkale.

La maggior parte dei visitatori si ferma solo un giorno, giusto il tempo di nuotare nelle vasche di Pamukkale e amirare Hierapolis

Quelli invece che decidono di pernottare in zona riescono  non solo a visitare anche Laodicéa ma anche a godersi lo spettacolo del tramonto sul “Castello di Cotòne”: il perfetto lieto fine per un viaggio in un paesaggio da fiaba.

 


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