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Prospettiva Globale 7

I turchi della Tracia occidentale: No all’assimilazione...

Prospettiva Globale 7

Vi presentiamo le valutazioni sulla questione del decano del Facoltà di Scienze Politiche presso l’Università Yildirim Beyazit Ankara, il Prof.  Kudret Bulbul…

Pensate per un attimo. In qualunque modo voi descrivete voi stessi, (tedesco, arabo, turco, musulmano, cristiano, ateo ...) nel paese in cui voi vivete da mille anni, lo stato vi dice "Voi non siete" e "In questo paese non esiste una comunità che definite voi".

"Perché gli stati si preoccupano come le persone descrivono se stessi? Gli stati devono solo accettare e rispettare le comunità in qualsiasi modo si definiscano. Mi sembra di sentire dire "Non ci può essere una cosa simile in questa età"

Avete ragione, una comprensione così antiquata e fascista non può essere la comprensione di questa epoca. Vorrei molto dire "Può essere solo un esempio rimasto nella storia".

Sfortunatamente, non è così. Questa situazione continua ancora in Grecia, un paese dell'UE. Le persone lottano da anni per convincere lo stato greco di accettare la loro esistenza con l’identità musulmane e turche in quel paese da più di mille anni.

I turchi della Tracia occidentale vivevano in queste terre anche prima dell'impero ottomano. Dopo il ritiro dell'Impero ottomano, i diritti della minoranza musulmana turca nella Tracia occidentale sono stati garantiti con accordi internazionali e reciproci. Sfortunatamente, in pratica la maggior parte di questi diritti sono rimasti sulla carta. Oggi, vorrei menzionare solo una di queste violazioni.

Coscienza ferita

I diritti politici, economici, culturali e tutti i diritti e le libertà sono indubbiamente importanti e preziosi. Però uno dei diritti umani più fondamentali è come l'uomo definisce se stesso. È un diritto ontologico. Secondo il sesto Articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, "Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica". Perciò come l'uomo può definire se stesso è questione di se stesso e non dello stato ed è una parte indispensabile della personalità. Rifiutare l'identità o l'appartenenza di una persona è come se negare l'esistenza di quella persona. Forse proprio per questo, Emil Maalouf nel suo libro "Identità mortali" sottolinea che l'identità dell'uomo si forma nel luogo in cui è stato più ferito. Perché la persona la cui è respinta l’esistenza con l’identità definita da lui stesso, può resistere a tutte le pressioni per dimostrare la sua esistenza. La lotta dei primi cristiani e dei primi musulmani contro l'oppressione, le persecuzioni subite per esprimere la loro identità, sono esempi concreti di questa situazione. 

Identità turca respinta

Da questa situazione non sono diversi gli eventi vissuti nel contesto dell'identità turca nella Tracia occidentale. “L’Unione turca di Xanthi" fondata nel 1927, ha mantenuto la sua esistenza senza problemi fino agli anni '80. Nel 1983, le forze di sicurezze hanno abbassato il cartello dell’Unione con la scusa che si scriveva sul nomo “turca”. Le sue attività non sono state più consentite. L'Unione è stata chiusa da tribunali locali greci e dalla Corte di Cassazione con la motivazione che "non ci sono turchi nella Tracia occidentale". A seguito i turchi musulmani della Tracia occidentale hanno portato il caso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Nel 2008, la CEDU ha riconosciuto il diritto “dell'Unione turca di Xanthi". Però, secondo la legislazione greca, la decisione della CEDU non dà risultati automatici. È necessario ricorrere nuovamente ai tribunali domestici. Negli ultimi dieci anni i turchi della Tracia occidentale stanno lottando per far attuare la decisione della CEDU alla Grecia. L'ultima udienza al riguardo è stato visto il 9 febbraio 2018 nella Corte d'appello di Komotini, e di nuovo non sono emersi risultati.

Da 35 anni si lotta per la correzione di un'applicazione che è iniziata nel 1983 e ha violato un diritto umano fondamentale. I turchi musulmani della Tracia occidentale continuano la loro lotta senza stancarsi e nel quadro dalla legge. Per 35 anni hanno aspettato giustizia dalla Grecia e dall'Unione europea, che non esercita tanta pressione sulla Grecia. In questo processo, lo Stato greco attribuisce importanza alle politiche di intimidazione invece che alla giustizia.

Giornata della resistenza nazionale

Il 29 gennaio 1988, i turchi della Tracia occidentale organizzarono un'ampia manifestazione contro la decisione della corte greca, che negò la loro esistenza e li ignorò. Dopo quella data il 29 gennaio fu dichiarata la "Giornata della Resistenza Nazionale". Ma la Grecia preferisce di sopprimere e bloccare le attività in questo giorno. Decine di migliaia di persone hanno partecipato alla Giornata nazionale della resistenza nel 1990 e hanno rivelato la loro presenza e identità nonostante gli sforzi di impedimento. Ma i fanatici greci hanno aggredito i turchi durante quelle dimostrazioni democratiche e legittime. Per due giorni le tende di centinaia di turchi musulmani nella Tracia occidentale sono state saccheggiate e devastate. Un gran numero di turchi, tra cui il mufti scelto di Xanthi, Mehmet Emin Ağa, e il deputato allora indipendente, Ahmet Faikoğlu, sono rimasti feriti. La polizia greca ha visto solo gli eventi.

Solo la negazione dell'identità turca?

Sfortunatamente, i problemi in Grecia non sono limitati alla sola negazione dell'identità turca. Sebbene siano garantiti dalla legge e da accordi reciproci, i turchi musulmani soffrono molti problemi, così come non sono permessi a scegliere i propri mufti, le restrizioni alla libertà di culto, l'ingerenza nei diritti di proprietà, i beni non rimborsabili delle fondazioni, le restrizioni sui diritti di istruzione… Coloro che sono curiosi dei problemi dei turchi della Tracia occidentale possono leggere il rapporto sulle violazioni dei diritti umani in Grecia preparato in turco, greco e inglese, dall'università di Katip Çelebi. Possono anche leggere il Rapporto di violazione dei diritti.

Queste violazioni in Grecia si verificano in un periodo in cui in Turchia si svolgono molti pasi positivi come il restauro e l'apertura al culto della Chiesa di Akdamar, il ritorno del territorio del Monastero di Mor Gabriel, l'apertura all'educazione della scuola greca a Gokceada, il restauro della chiesa bulgara ad Istanbul, realizzato con le spesse della Turchia.

Un'altra dimensione che ci rende triste è che per decenni, sia le istituzioni dell'UE che le istituzioni e organizzazioni internazionali non perseguono una politica sufficientemente attiva per prevenire queste violazioni. Queste violazioni non sono ben conosciute nel mondo islamico. Ancora più triste è che le organizzazioni per i diritti umani e gli intellettuali in Turchia, pur avendo enormi conoscenze e interessi relativi a questioni ordinarie sui diritti umani nei loro paesi, hanno poca conoscenza e interesse per le vaste violazioni in Grecia.

Speriamo che aumenta il numero degli studi come il rapporto sulle violazioni dei diritti umani in Grecia, la nostra gente abbia più informazioni sulle violazioni in altri paesi e ci sono meno violazioni

Abbiamo presentato le valutazioni sulla questione del decano del Facoltà di Scienze Politiche presso l’Università Yildirim Beyazit Ankara, il Prof.  Kudret Bulbul…



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